ARCHEOLOGIA

Circondata e protetta da alte pareti di basalto, la Giara, dall’alto dei suoi 550 metri sul livello del mare, domina sulle dolci colline circostanti. Per questa sua caratteristica era dimora ambita dalle popolazioni preistoriche, che sull’altopiano riuscivano a trovare sostentamento e a difendersi dai pericoli esterni.

La presenza dell’uomo è testimoniata da diverse officine litiche, nelle quali venivano lavorate la selce e l’ossidiana che arrivava dal vicino Monte Arci.

Circondata e protetta da alte pareti di basalto, la Giara, dall'alto dei suoi 550 metri sul livello del mare, domina sulle dolci colline circostanti. Per questa sua caratteristica era dimora ambita dalle popolazioni preistoriche, che sull’altopiano riuscivano a trovare sostentamento e a difendersi dai pericoli esterni.

La presenza dell’uomo è testimoniata da diverse officine litiche, nelle quali venivano lavorate la selce e l’ossidiana che arrivava dal vicino Monte Arci. Inoltre, l’uomo neolitico scavò nelle marne calcaree del costone dell’altopiano le numerose grotticelle funerarie chiamate Domus de Janas.

A conferma della antica e primaria funzione difensiva della Giara, a caratterizzare il paesaggio e a evidenziarne la sua storia, sono soprattutto i nuraghi dislocati presso i punti più panoramici dei 37 Km di perimetro dell’altopiano. I resti di alcuni villaggi di epoca punica e romana sono i testimoni delle ultime fasi di una presenza stabile dell’uomo sulla Giara, con nuclei abitativi organizzati. Dopo tale periodo, e fino ai nostri giorni, l’altopiano è stato la dimora saltuaria di pochi allevatori con le loro pinnettas di pietre e frasche, che sono fedeli copie, tramandate da secoli, delle antiche capanne nuragiche.

ARCHAELOGY

Surrounded and protected by high basalt walls, the Giara, 550 m.a.s.l, dominates the surrounding rolling hills. For this characteristic, it was a popular home for prehistoric people, who managed to find sustenance and defend the resources from enemies on the plateau. The presence of man is evidenced by various lithic workshops, in which were worked flint and obsidian, which arrived from nearby Monte Arci.

Surrounded and protected by high basalt walls, the Giara, 550 m.a.s.l, dominates the surrounding rolling hills. For this characteristic, it was a popular home for prehistoric people, who managed to find sustenance and defend the resources from enemies on the plateau. The presence of man is evidenced by various lithic workshops, in which were worked flint and obsidian, which arrived from nearby Monte Arci. In addition, the neolithic man dug, into the limestone marls of the plateau ridge, the numerous funerary caves, called Domus de Janas.

Confirming the ancient and primary defensive function of the Giara, characterizing the landscape and highlighting its history, above all are the nuraghi located at the most panoramic points of the 37 km perimeter of the plateau, as the nuragic complex of Bruncu Màdugui.The remains of some villages from the Punic and Roman era, as Bruncu Suergiu, are witnesses of the last phases of a stable human presence on the Giara, with organized residential areas.

After this period, and up to the present day, the plateau has represented the occasional home of a few farmers with their pinnettas of stones and branches, which are faithful copies, handed down for centuries, of the ancient Nuragic huts.

Bruncu Màdugui

Il complesso nuragico di Bruncu Màdugui, ubicato nel margine sud-orientale della Giara, è costituito da un maestoso protonuraghe e da un villaggio di capanne circolari.

Durante lo scavo condotto da Giovanni Lilliu nel 1962, l’analisi al C-14 di una lastra di sughero riportò la data al 1800 a.C. Uno studio più recente sui materiali ceramici abbassa la datazione dell’edificio di almeno tre secoli.

La forma è reniforme con vari ambienti all’interno. Si accede tramite un ingresso a lato sud-est che immette in una scala protetta a destra da una nicchia con copertura tabulare. Allo sbocco della scala si diparte un corridoio irregolare dal quale si può accedere ad almeno due vani di forma ellittica. La parte sommitale dell’edificio, ora non più presente, era costituita da un terrazzo dal quale emergeva, secondo Lilliu, la copertura in pali e frasche dei due ambienti ellittici. Secondo un’ipotesi più recente l’edificio terminava con un unico terrazzo. Poco distante si sviluppa un villaggio formato da diversi nuclei abitativi. Sono stati messi in luce un intero isolato e una parte di un secondo agglomerato, con reperti dell’Età del Bronzo Finale. Gli isolati sono formati da una serie di capanne circolari disposte attorno a un cortile centrale.

The nuragic complex of Bruncu Màdugui, located on the south-eastern edge of the Giara di Gesturi. It consists of a majestic protonuraghe and a village. During the excavation of the protonuraghe conducted by Lilliu in 1962. The Carbon 14 analysis of a cork slab found in the building brought the date back to 1800 BC. A more recent study on the ceramic materials lowers the dating by at least three centuries.  

It has a kidney-shaped with various environments inside. It is accessed with an entrance on the south-east side which leads to a staircase protected on the right by a niche with a tabular roof. At the end of the staircase there is an irregular corridor from which you can access at least two elliptical rooms. The top part of the building, now no longer present, was made up of a terrace from which, according to Lilliu, the covering of poles and branches of the two elliptical rooms emerged. Based on a more recent hypothesis, the building ended with a single terrace.  Not far, a village consisting of various residential. Of these, an entire block and part of a second agglomeration with finds of the Final Bronze Age were brought to light. The units are formed by a series of circular huts arranged around a central courtyard.

Bruncu Suergiu

Il sito “Bruncu Suergiu” è un vasto agglomerato con tracce di fortificazione: a causa dei crolli sono identificabili pochi ambienti, quegli oggetto di scavo e alcune strutture ad andamento curvilineo, di età nuragica. Il nucleo abitativo principale si trova in un bosco di lecci e occupa un’area di oltre tre ettari: si riconoscono alcuni accessi. Su alcuni conci in giacitura secondaria sono presenti elementi decorativi, tra cui una figura umana femminile ed una maschile.

Nel settore sud-orientale dell’abitato vi è forse un’area di produzione di olio, vino e ceramica. In prossimità dell’acquedotto, è stata individuata una struttura a pianta quadrangolare forse pertinente ad un edificio pubblico di epoca tardo-antica. Nei pressi del ciglio dell’altopiano vi è una probabile fortificazione.

L’abitato doveva essere strettamente relazionato con gli altri siti archeologici della Giara. È possibile che il sito, utilizzato dall’età nuragica ma sviluppatosi principalmente nel periodo tardo antico, possa aver costituito una roccaforte dei vandali in Sardegna, presenti sulla Giara fino al VI secolo.

Nell’area sacra “Corona Arrubia” è stata individuata una rotonda di età nuragica, utilizzata in età romana, repubblicana e imperiale, e vandalica.

The “Bruncu Suergiu” site is a vast agglomeration with traces of fortification: due to the collapses, few environments are identifiable, those subject to excavation and some curvilinear structures from the Nuragic age. The main residential area is located in a holm oak forest and occupies an area of over three hectares: some entrances can be recognized. On some ashlars in secondary positions there are decorative elements, including a female and a male human figure. In the south-eastern sector of the town there is perhaps an area of production of oil, wine and pottery. Near the aqueduct, a quadrangular structure has been identified, perhaps belonging to a public building from the late ancient period. Near the edge of the plateau there is a probable fortification. The town had to be closely related to the other archaeological sites of the Giara plateau. It is possible that the site, used since the Nuragic age but developed mainly in the late ancient period, may have constituted a stronghold of the Vandals in Sardinia, present on the Giara until the 6th century. In the sacred area "Corona Arrubia" a rotunda built in the Nuragic period has been identified, used in the Roman, Republican and Imperial periods, and in the Vandal period.

Nuraciassu

La Giara è stata popolata dall’uomo sin dalla fine del Neolitico (4000-3500 a.C.): in diversi punti dell’altopiano- ad esempio tra il nuraghe Nuraciassu e il Corti Mereu – è possibile osservare aree di dispersione di manufatti e scarti di lavorazione dell’ossidiana.

Nell‘epoca nuragica (1700-510 a.C.) il popolamento assume un carattere di maggiore stabilità e le testimonianze archeologiche si fanno più monumentali. La disposizione dei nuraghi ha fatto pensare all’esistenza di un cantone identificabile con la Giara, il cui perimetro era difeso dai nuraghi. D‘altra parte, la frequente assenza di villaggi supporta l’ipotesi di un popolamento stagionale.  

Tra i nuraghi del ciglio meridionale dell’altopiano spicca il Nuraciassu sia per la posizione dominante sulla conca di Genuri, sia per l’articolazione delle sue strutture. Il corpo principale è costituito da una torre circolare (diam. 10 mt.) al cui interno è possibile notare i resti di murature aggettanti. Dal corpo di fabbrica principale si diparte un braccio murario curvilineo, individuabile per un tratto di circa nove metri, che probabilmente racchiude un cortile. Altre strutture murarie legate alla torre risultano di difficile lettura a causa del loro avanzato stato di degrado.

The Giara has been populated by man since the end of the Neolithic (4000-3500 BC), in various points of the plateau. for example between the nuraghe Nuraciassu and the nuraghe Corti Mereu, it is possible to observe areas of dispersion of artefacts and obsidian processing waste.  In the Nuragic era (1700-510 BC) the population of the plateau took on a more stable character and the archaeological evidence became more monumental. The layout of the nuraghi has led us to think of the existence of a nuragic canton identifiable with the Giara, whose perimeter was defended by prehistoric towers. On the other hand, the absence of villages supports the hypothesis of a seasonal population.  

Among the nuraghi on the southern edge of the plateau, Nuraciassu stands out both for its dominant position over the Genuri valley and for the articulation of its structures. The main body consists of a circular tower (diam. 10 m) inside which it is possible to see the remains of jutting walls. A curvilinear wall branch extends from the main building; it is identifiable for a stretch of approximately nine metres, which probably encloses a courtyard. Other wall structures linked to the tower are difficult to read due to their advanced state of decay.

Sa Domu ‘e s’Orcu

La fantasia locale vuole che ad abitare l’ipogeo di Setzu fu il terribile “Orcu”, mangiatore di uomini.

Le tombe a grotticella risalgono a un periodo compreso tra la fine del Neolitico (4000-3500) e l’Età del Rame (3500-2300). È in quest’epoca che il territorio attorno alla Giara inizia a essere popolato con piccoli insediamenti agricoli, i cui abitanti seppellivano i morti negli ipogei scavati nella roccia chiamati in epoca recente Domus de Janas, case delle fate. La tomba presenta una planimetria articolata, con un breve atrio e sei vani di varie dimensioni. Le due celle principali (A-B) sono disposte sullo stesso asse dell’ingresso e presentano, entrambe nella parete destra, un portello che immette in un vano secondario (C-D), ulteriormente complicato da una piccola celletta nella parete sud-orientale (C1-D1).

È possibile che la planimetria definitiva della sepoltura sia il risultato di interventi successivi, finalizzati ad ampliare lo spazio per nuove deposizioni. Giovanni Lilliu, che visitò la sepoltura nel 1939, riconobbe negli angoli delle celle le tracce degli strumenti di pietra con cui fu scavato l’ipogeo e segnalò la presenza di “due fori per paletto agli angoli superiori esterni dello stipite” del portello di ingresso.

Local imagination has it that the terrible "Orcu", a man-eater, who inhabited the Setzu hypogeum, full of human bones, hence the name "Sa Domu 'e s'Orcu". The cave tombs are dated back to a period between the end of the Neolithic (4000-3500) and the Copper Age (3500-2300). It is in this era that the territory around the Giara plateau began to be populated with small agricultural settlements, whose inhabitants buried the dead in the caves dug into the rock, called only in recent times Domus de Janas or fairy houses. The tomb of Sa Domu e s'Orcu has a complex plan, with a short atrium and six rooms of various sizes. The two main cells (A-B) are arranged on the same axis of the entrance and have, both in the right wall, a door that leads into a secondary room (C-D), further complicated by a small cell in the south-eastern wall (C1-D1). It is possible that the final plan of the burial is the result of subsequent interventions, aimed at expanding the space for new depositions. Giovanni Lilliu, who visited the tomb in 1939, recognized in the corners of the cells the traces of the stone tools with which the hypogeum was excavated and reported the presence of "two post holes at the upper external corners of the jamb" of the entrance door.

Santa Luisa

Su una sporgenza del ciglio sud-orientale della Giara sorge l’area archeologica di “Santa Luisa” al cui interno sono rappresentate le principali tappe dell’antico popolamento.

All’epoca neolitica risalgono gli abbondanti manufatti in ossidiana e selce dispersi sul suolo: scarti di lavorazione e prodotti finiti (lame, cuspidi di freccia, raschiatoi…).

Pochi filari di un nuraghe monotorre, deturpato dalla costruzione di un basamento per una croce in legno, si conservano nell’estremità meridionale. In epoca romana l’area di Santa Luisa è occupata da un villaggio di case rettangolari composte da diverse stanze. Tra i crolli dell’abitato d’età imperiale è possibile notare la presenza di alcuni elementi in pietra lavorata – macine e torchi – che rimandano alle attività economiche svolte sulla Giara: molitura dei cereali e spremitura dei frutti. I reperti più interessanti sono tre conci lavorati (attualmente possiamo osservarne solo due) che mostrano, scolpiti a rilievo nella faccia a vista, evocativi simboli fallici la cui presenza potrebbe essere legata ad un culto localizzato in una struttura non ancora individuata, oppure avere una funzione apotropaica connessa a una loro eventuale collocazione nella muratura esterna delle abitazioni.

On a protrusion on the south-eastern edge of the Giara stands the archaeological area of “Santa Luisa”, inside which the main stages of the ancient population of the plateau are represented: prehistory, protohistory and history. The abundant obsidian and flint artefacts scattered on the ground date back to the Neolithic era: processing waste and various finished products (blades, arrowheads, scrapers…).  Few rows of a single-tower nuraghe, disfigured by the construction of a base for a wooden cross, there are in southern end.  In the Roman era the area of Santa Luisa is occupied by a village of rectangular houses made up of several rooms. Among the collapses of the imperial age settlement, it is possible to note the presence of some elements in worked stone - millstones and presses - which refer to the economic activities carried out on the Giara: milling of cereals and pressing of fruit. The most interesting finds are three worked ashlars (currently we can only observe two) which show, sculpted in relief on the exposed face, evocative phallic symbols whose presence could be linked to a cult located in a structure not yet identified, or have a function apotropaic connected to their possible placement in the external walls of homes.

Taro

Le dinamiche insediative dell’altopiano durante l’Età nuragica possono essere riassunte, allo stato attuale degli studi, in quattro fasi. La prima – Bronzo Medio – con la presenza di un solo sito, il protonuraghe Bruncu Màdugui. La seconda – Bronzo Recente – con la costruzione di una serie di nuraghi ubicati sul ciglio dell’altopiano. Nel Bronzo Finale nascono sul pianoro nuovi villaggi, come quello di Bruncu Màdugui. Nell’ultima fase – Età del Ferro – si ha l’abbandono dell’altopiano, forse con l’eccezione del sito a carattere sacro di Corona Arrubia. La torre-capanna nuragica “Taro”, nota già dal XIX sec., è ubicata in una posizione strategica sull’orlo dell’altopiano a guardia dell’omonima sorgente e della scala Corte Brocci. L’edificio, conservato per un massimo di quattro filari, ha forma sub-circolare (diam. 13 m.) e presenta al suo interno una camera con piccola nicchia a destra dell’ingresso. Secondo Taramelli doveva trattarsi di un piccolo nuraghe monotorre, ma vista “la scarsezza del crollo interno ed esterno, la verticalità delle murature, la vastità della camera ed il rapporto tra il suo diametro e l’altezza del muro”, pare più probabile l’ipotesi di C. Lilliu che riconduce la struttura alla tipologia delle torri-capanna.

The settlement dynamics of the plateau in Nuragic era can be summarized, at the current state of studies, in four phases. The first - Middle Bronze Age - with the presence of only the Bruncu Màdugui protonuraghe. The second - Recent Bronze Age - with the construction of a series of simple nuraghi, located in strategic positions on the edge of the plateau. In the Final Bronze Age, villages were born. In the last phase - Iron Age - the plateau was completely abandoned, with the exception of the sacred site of Corona Arrubia.

The Nuragic tower-hut “Taro”, already known since the 19th century, is located in a strategic position on the edge of the plateau guarding the spring of the same name and the scala Corte Brocci. The building, preserved for a maximum of four rows, has a sub-circular shape (diam. 13 m.) and has inside a room with a small niche to the right of the entrance. According to Taramelli it must have been a small single-tower nuraghe, but given "the lack of internal and external collapse, the verticality of the walls, the vastness of the chamber and the relationship between its diameter and the height of the wall", it seems more probable C. Lilliu's hypothesis which traces the structure back to the typology of the hut-towers.

Tuturuddu

Tra le regioni storiche della Sardegna, la Marmilla è una delle più ricche di tesori archeologici. Antonio Taramelli censì per primo, nel 1912, gli insediamenti nuragici della Giara e delle sue pendici, arrivando a contare quasi 200 nuraghi.

Fu la particolare disposizione delle torri nuragiche – costantemente sull’orlo del tavolato – a richiamare l’interesse di archeologi sardi e internazionali innescando il dibattito sulla funzione di queste strutture e sull’esistenza di un cantone di nuraghi.

La gran parte degli edifici nuragici si trova nei pressi dello sbocco di tortuosi sentieri che in antichità costituivano gli unici accessi al pianoro: le scalas. Uno di questi varchi naturali nella parte meridionale della Giara era sorvegliato dal nuraghe Tuturuddu, il cui nome deriva dal sardo tutturu – ovvero mattarello – forse per l’originaria forma delle sue strutture che allo stato attuale non sono del tutto visibili. La torre, di pianta circolare (diam. 8 mt.), conserva esili tracce della camera interna, degli stipiti dell’ingresso e della scala che portava al terrazzo o a una seconda cella sopraelevata. Al corpo principale si addossa una possente muratura esterna con andamento curvilineo, interrotta a settentrione da due profonde feritoie.

Among the historical regions of Sardinia, Marmilla is one of the richest in archaeolgical treasures. In 1912, the researcher Taramelli was the first to survey the Nuragic settlements of the Giara and its slopes, counting almost two hundred nuraghi in this area.

It was the particular arrangement of the Nuragic towers - constantly on the edge of the plateau - attracting the interest of Sardinian and international archaeologists, triggering the debate on the function of these structures and on the existence of a canton of nuraghi. Most of the Nuragic buildings are located near the mouth of tortuous paths which in ancient times constituted the only access to the plateau: scalas. One of these natural passages in the southern part of the Giara was guarded by the Tuturuddu nuraghe, whose name derives from the Sardinian tutturu - or rolling pin - perhaps due to the original shape of its structures which at present are not entirely visible.

The tower, with a circular plan (diam. 8 m), preserves faint traces of the internal chamber, the entrance jambs and the staircase that led to the terrace or to a second raised cell. The main body is supported by a powerful external wall with a curvilinear shape, interrupted to the north by two deep slits.